E’ NATO SUL MALOJA IL GIRO DELLA ABBOTT

 

Sesto San Giovanni (Milano) – Cammina a passo lento in una hall forse troppo grande ed asettica di un albergo della prima periferia milanese. Stringe una borraccia ed un libro. Sull’avanbraccio un sacchetto di plastica. Ha domato anche lo Stelvio. Dopo Livigno era arrivata qualche ora prima un’altra grande vittoria. Quella della consacrazione alla vittoria nel Giro Donne. Non fa proclami, sa che ancora c’è una tappa ma sa anche che il peggio è alle spalle e può guardare con serenità ad un solo giorno che la separa dalla maglia rosa. Mara Abbott, magra come non mai e forse troppo, sta per fare suo il Giro d’Italia con due giornate da padrona, corse bene e con piglio di leader. Dalla sua l’esperienza di chi è arrivato secondo ma anche una squadra che si è rivelata all’altezza sin dalle prime giornate. Si accomoda su una poltrona di pelle nuova per fare due chiacchiere. 

“Il secondo posto dello scorso anno mi aveva lasciato la convinzione di poter prima o poi vincere un Giro d’Italia. Questa è una corsa dove bisogna sapersi gestire, saper amministrare bene le forze, distribuirle bene su tutti i giorni. Bisogna anche saper aspettare. Credo che le prime tappe con le salite non siano state determinanti. Erano per scattiste, non per scalatrici. Non è la stessa cosa. Quando parli di scalatrice parli di salite lunghe e difficili, quando parli di scattiste parli di salite più corte, adatte alla selezione ma senza grandi distacchi. Infatti quando abbiamo avuto le prime giornate con le salite, sapevo che non potevano esserci grandi distacchi. Ho detto che erano giornate più adatte alla Vos, che poi ha vinto” 

“Ho dovuto aspettare le ultime giornate e capire che condizione atletica avevo. Ho cercato di risparmiare il più possibile nelle prime tappe, rimanendo a ruota in gruppo, senza faticare troppo. Sapevo che mi sarebbero servite per il finale del Giro. Lì avrei dovuto dare tutto”. 

Rimane però profondamente convinta di un concetto riferito alle ultime due tappe alpine.

“Si è rivelata fondamentale la salita del Maloja. Lì si è creata la selezione. Sul Bernina siamo salite io e la Pooley, poi l’ho staccata in discesa. Lo Stelvio di oggi (10 luglio) è stata una salita massacrante, impossibile. Ma una salita così va affrontata usando anche la testa, sapendosi amministrare. Nel finale vedevo che la Pooley teneva un ritmo non altissimo ma non riusciva ad aumentare l’andatura. Così ho provato ad accelerare e sono rimasta sola. Ma avevo una buona condizione e difficilmente mi avrebbe staccata. Ma credo ancora che la mia maglia rosa sia nata sul Maloja, ad inizio tappa. Lì è venuta fuori la selezione giusta”

 

Un Giro difficile nelle parole della Abbott, che però torna su un altro concetto che ritiene altrettanto basilare:

“Abbiamo passato più di una settimana dedicandola al collaudo delle tappe più importanti. Abbiamo visto l’arrivo del Lago d’Orta, poi Sormano, Ghisallo, Maloja, Bernina, Forcola, Eira, Foscagno e Stelvio. Lo Stelvio l’ho fatto quattro volte. Memorizzando i tratti più duri, ricordando rapporti, simulando una scalata in corsa” 

Dai collaudi alla squadra il passo è breve.

“E’ una nazionale che è cresciuta molto in questi mesi quella americana. Abbiamo un buon gruppo, soprattutto per le tappe di pianura e per tenere coperta la leader. Poi in salita si è da soli contro tutti e contro se stesse. E la squadra non serve a molto. Tocca a noi stessi dimostrare ciò che valiamo” 

Delle avversarie la Abbott ha sempre massimo rispetto

“Temevo la Pooley sulle salite, come si fa a non considerarla tra le favorite? Ma anche la Arndt, che ha un’esperienza incredibile ed un recupero altrettanto importante. Poi la Guderzo, anche se le salite per le sue caratteristiche mi sembravano troppo dure. Anche per la Vos mi è sembrato un Giro troppo duro. Invece ho trovato per fortuna una Pooley combattiva ma non al cento per cento, così come la Hausler sulle prime salite del Giro non è mi sembrata in grande forma. Più volte ho pensato alla crescita di condizione della Hausler. Ricordavo l’anno scorso che la Hausler aveva un passo in salita incredibile”. 

Un Giro Donne che le è piaciuto molto e di cui avrà sempre un buon ricordo

“Un Giro adattissimo alle mie caratteristiche, con salite dure, difficili, dove mi trovo a mio agio. Mi è piaciuto, raramente si trovano corse così dure e così selettive. Mi complimento con chi l’ha organizzato e preparato. Se domani conserverò la maglia rosa la dedicherò a me stessa, alla mia squadra ed agli Stati Uniti” 

Rimette le ciabatte e si alza su due gambe strette e lunghe che la accompagnano verso il meritato riposo. Anche lo Stelvio è alle spalle. Un saluto alla Neben appena rientrata dall’ospedale con una clavicola rotta, due battute in americano stretto. Ed un saluto. Finisce una delle giornate più belle per il ciclismo femminile con un’americana sul tetto del mondo.

 

Alberto Rigamonti